Corolla di velluto

Osservo il cielo perdendomi nelle nervature di vento. Sento percorrermi la pelle dai colori di uno sguardo colmo di sorrisi. Imparo a piccoli passi, sgambetto sui versi di una vita mai raccontata, ingurgitando le buffe stranezze del vivere. Mi abbuffo di sogni, mi perdo nella tenerezza di un sole e nelle chiacchiere delle barche sopraffatte dal lento cigolare del mare. Racconto la storia dei miei passi sulle pagine sgualcite di un taccuino e rincorro quei suoi occhi languidi, afferandoli con le danze del mio corpo immerse in un affannato ciondolare di pensieri. Abbranco le sue labbra con lievi sospiri, rigurgiti di parole e morsi. Non appartengo piĆ¹ al mare e non sento nemmeno di appartenere a me stessa. Accarezzo la mia pelle nuda, vuota, come corolla di velluto appisolata nella stretta di un groviglio caldo. Appartengo a quelle sue mani, sono libera, sono spoglia del ricordo di me. Improvvisamente la mente corre, irrompe nella quiete delle nuvole e scompare nel sapore salmastro di un bacio. Le sue parole calpestano il rumore del camminare svelto, delle giovani risa in preda al silenzio, delle auto bloccate nel traffico e quello delle luci accecanti negli angoli della strada. Fotografo ogni gesto, i miei occhi paiono quasi lo sfregare dell’inchiostro su carta nella foga di versi. Voglio vivere ogni istante. Lui, mi insegna l’amore.

5 novembre 2017