LA DONNA NEL NUOVO MILLENNIO

Foto scattata da Matteo Rinero

Dimostrare atteggiamenti malinconici nei confronti delle realtà che cambiano, pare un gesto assurdo specialmente nell’ambito dell’emancipazione. Eppure questo è quello che la società ci propone, possiamo parlare di effettivi ruoli per distinzione di sesso nel mondo ? Ma piuttosto, è corretto identificarsi all’interno di schemi da noi giudicati retrogradi e tuttavia sbandierati come non libertà oppresse ?

All’interno di una qualsiasi organizzazione sociale sorgono, per forza di cose, delle differenziazioni che sono però frutto dell’azione culturale, create quindi dall’uomo al fine di procurare stabilità tra gli organismi sociali. Se parliamo di differenza sessuale, vi è sicuramente un contributo naturale della specie umana, ma essa è in gran parte il risultato di una costruzione socio-culturale, che attribuisce a uomini e donne diverse qualità. Ovviamente i lembi di queste dissomiglianze appartengono al mondo degli stereotipi.

Grazie ai “Gender Studies” nati negli anni Settanta del Novecento, si riuscì a comprendere e distinguere il sesso dal genere : il primo si riferisce alle caratteristiche fisiche e biologiche dell’uomo e della donna, mentre il secondo termine si riferisce al modo in cui il maschio e la femmina vengono percepiti in una data società. Il genere è quindi un’entità mutevole, che può variare nel tempo a seconda del mutare della società stessa. Le caratteristiche sensibili del “maschio” e della “femmina” sono così il prodotto dell’educazione e non della collocazione stereotipata.

Negli ultimi due secoli, a partire da un tipo di famiglia patriarcale , abbiamo visto lo svilupparsi di un nuovo modello di “famiglia”: la famiglia nucleare , caratterizzata da rapporti generazionali meno distanti e più intimi. Lo sviluppo della famiglia nucleare, porta con sé importanti cambiamenti rivolgendo maggiore attenzione nei confronti delle persone e quindi dei membri della famiglia, nella quale i figli vengono educati al fine di sviluppare un’adeguata autonomia e capacità di adattamento, piuttosto che focalizzarsi sui ruoli che in essa si realizzano.

Con il cambiamento strutturale della famiglia, anche i ruoli al suo interno hanno subito delle variazioni, anche perché sempre più persone scelgono di vivere da sole, senza legarsi particolarmente a qualcuno proponendo priorità della realizzazione personale. Ormai molte donne impostano la loro vita sulla base della propria identità, istruzione e lavoro. Vediamo così donne che ricoprono ruoli un tempo considerati di appartenenza prettamente maschile, ma ciò non significa che questo sia giusto o sbagliato.

Possiamo ancora dire che la donna ha assunto e sta assumendo sempre più un atteggiamento mascolino?

Come detto in precedenza- il genere varia nel tempo a seconda del variare della società stessa- per questo motivo urge comprendere le realtà mutevoli e accoglierle nonostante possano apparire estranee. Quando si dice che dopo aver ottenuto una discreta emancipazione, le donne desiderino fare marcia indietro rinunciando talvolta anche alla carriera per potersi occupare dei figli, non è un problema dell’indecisione femminile, ma piuttosto della società che fatica ancora a collaborare dando alla donna la possibilità di occuparsi dei figli e proseguire nella propria posizione lavorativa.