Margini

Il cielo cammina fra la spuma densa di pensieri raggrinziti dal freddo. I volti che mi fiatano accanto paiono esseri senza forma, sguardi lucidi e galleggianti. Combatto fra le idee, mi accingo a realizzare frasi per poi dimenticare le parole confondendo lettere e suoni in un bozzolo frastagliato della mente.

Costretta a un non lamento, alla fatica di una corsa, allo zittire delle rimembranze, ad una morte lenta e poi veloce. Ho seguito i disegni che lascia un passo, cercando il bello ai margini di rotta. Ora annaspo, fingo la vita, mi immergo nell’ossigeno denso delle nuvole. Le mie mani sono carezze ossute, fredde di malinconia. E cercano sorrisi fra i suoni lacerati dal silenzio.

La pelle dista un refolo dalla libertà e spira lacrime di inquietudine nel vacillare della neve. Appartengo ancora ad essa, mi dimeno tra le rosee nervature e ingurgito frammenti di sogni e parole. Lentamente le mie carni si sfaldano, consumano gli attimi custoditi nel tempo e sbocciano nella volontà di uno strepito.

 

Margini, 22 dicembre 2017

-Veronica Rinero