MATTATOIO

Non vi era amicizia, che mi allacciasse ancora alla vita.
Non osavo porgere domanda alcuna,
e cercavo di tacere
i fiati delle urla,
nel poco silenzio che ancora vacillava.

Ed io, che fra la matassa di corpi nudi
intrisi di violenza,
avvicinavo l’equilibrio allo sguardo,
sentivo il sibilo del vento, reso inverno,
nel percuotere le grate.

La paura
mi si era seduta accanto soffocando l’aria,
e tremavo.
Sentivo il sapore della ruggine
percorrere le mie gengive
e ad ogni sezione di tempo,
mi era sempre più vicino.

Per quel che era stata la mia vita,
ne avevo indossato la carne
come fosse abito dalla stoffa sgualcita.
Avevo visto il buio
nella morte dei miei compagni
e ne soffro ancora la perdita.

Ma non sarà mia questa storia.
Io non conosco il rosso fogliame,
i fiumi o le verdi distese.
Sono soltanto i resti di un’anima triste,
che nel proprio sonno,
giace in ceramica macchiata di sangue.

Il viaggio verso la morte. Un cammino obbligato, inderogabile.

L’odore del sangue, le morti . Un nascere nella morte. Il terrore dell’impossibilità di vivere, di fuggire .

C’è chi nasce per morire, per imbandire  tavole , colpevole soltanto di essere vizio umano.

Riflettiamo.

GO VEGAN