NOSTALGIA 

28 aprile

Sesto giorno 

Il tempo si allontana e come una libellula che corre dietro al vento, compare la nostalgia. Dopo numerosi volteggi mi si posa sulla fronte rivolta verso il cielo. Batte il vibrato della notte fra l’incostanza del vento, il mattino è racchiuso nei gesti semplici della noncuranza, nei canti azzurrini e nell’immagine ancora umida dei sogni riposti nella stoffa del cuscino. 
Non penso più alla vita, né a come viverla. Mi getto in un passo e mi concedo ad essa, senza esitazioni. 

Ma i passi sono ricordi, che tentavo di mitigare nell’avanzare di sguardi e parole. Cerco di disfarmene, oggi non mi muovo anche a costo di sentirmi scorrere dentro tutte le promesse infrante, i sapori amari ed il vacillare. Tento di rimediare seguendo la staticità degli oggetti che mi circondano, ne studio le forme ed i colori, mi apro alla possibilità di un silenzio continuo, di una conversazione di sguardi univoca, dettata dalla fantasia. Ci si può emozionare nel parlare in silenzio ad oggetti ancor più muti, più intatti e freddi ? E se il lento muovere delle mie labbra alla ricerca di sonorità smorzasse l’armonia dell’inanimato, che fine farebbe il concedermi alla vita di oggi?

Ora tengo lontano lo specchio, le mie identità, la mia fisionomia, il rumore delle mie parole e scordo di avere un nome. Mi fingo anima senza corpo e rimbalzo sulle pareti di carne, fra i grani di pelle.

Mi accompagno nel buio della stanza e spaesata cerco la vista sotto il tatto delle dita, cerco qualcosa di conosciuto, cerco me… Ma oggi tengo lontano le specchio, le mie identità, la mia fisionomia, il rumore delle mie parole e scordo di avere un nome. Ora non posso incontrarmi fra l’invisibilitá del buio, ho deciso di concedermi allo scorrere della vita.

In preda anche ai brividi, inventò storie che forse mai vivrò. Nostalgia.