SAPERSI

9 maggio

Pensavo.

Pensavo allo schiudersi della primavera nel cigolare di un bisbiglio, nella ripetizione dell’anima,  nel sorriso nervoso e nelle paure istintive.  Siamo incertezze sotto pelli di felicità e celiamo noi stessi, ci vergognano delle debolezze procurate dall’infamia. Ma siamo soltanto specchi e raccogliamo i sorrisi come fossero parole nostre e ci crucciamo alla vista di un dolore, ma non siamo niente di quello che sentiamo. Non sappiamo capirci,  corriamo dietro all’apparenza, al velo con cui tentiamo di nascondere i frammenti di quel soffio vitale.  Forse dovremmo imparare ad amarci, capirci o soltanto coglierci.             No. Non possiamo, ci darebbero dei matti, egoisti, ganci di pochezza in grado di sostenere soltanto fronzoli e opache libertà.

Vorrei essere un pò egoista . Vorrei sapermi nell’attendere i miei passi fra le nuvole, dove il cielo è più lieve nel manifestare la propria infinità, dove i sognatori poggiano le proprie rimembranze, dove il sole affiora appena.